2 parole con… Andrea Adinolfi

Piacevolissima chiacchierata con l'attore-docente della Scuola Cinematografica della Calabria di Siderno

2 parole con… Andrea Adinolfi


2 parole con Andrea Adinolfi, attore, regista, autore, fondatore di “Casa Teatro Cava de’ Tirreni”, oggi a Siderno, in veste di docente della Scuola Cinematografica della Calabria.

In occasione della sua visita presso la SCC, sita in via Fiume 66 a Siderno, ho approfittato per scambiare “2 parole” con uno tra i tanti attori e registi che “prestano” la loro opera ed esperienza agli allievi, nel corso di interessantissimi Workshop e Masterclass.

Molto disponibile, con umiltà e attenzione, Andrea mi ha parlato della sua creatura, “Casa Teatro Cava de’ Tirreni”, una associazione culturale fatta giusto “in casa”, un “Teatro Casa Lavoro” tra le mura domestiche, nonostante il periodo di stop pandemico, un percorso che equivale, prima di tutto, a una “scelta di vita”.

Qui a Siderno Andrea è specialista nel “Metodo Strasberg” e nelle “Emozioni Primarie” e, proprio su questi argomenti, ecco le mie prime domande:

– Come il “Metodo Strasberg” e le “Emozioni Primarie”, possono essere utili all’attore in erba, all’allievo neofita di questa scuola? Ovviamente te lo chiedo per sommi capi, visto l’argomento troppo complesso per esser riassunto in una semplice risposta.

«Il lavoro dell’attore è intimo, personale e orientato su se stesso. L’attore, a differenza del musicista, non ha uno strumento, attraverso il quale esprimere il suo dono, il suo talento, penso al pianoforte, al flauto, la chitarra, la voce stessa. L’attore ha se stesso, e utilizza le sue emozioni, il suo corpo e la sua voce, attraverso il respiro. Uno dei maestri, Lee Strasberg, creò un suo stile, un suo insegnamento e lo portò a fondare il famoso “Group Theatre” negli anni 30 a New York, insieme a Elia Kazan, regista di “Fronte del Porto”. Col suo metodo sono cresciuti attori come Marlon Brando, Montgomery Clift, Robert De Niro, Al Pacino stesso, che lo volle al suo fianco per il “Padrino parte II”.

Strasberg riprende un tipo di lavoro che risale al secolo precedente in Russia, merito di Konstantin Sergeevič Stanislavskij, era l’epopea del teatro russo. Un metodo studiato tutt’oggi nelle maggiori Accademie italiane. Si basa sul lavoro su se stesso, sul lavoro intimo sul personaggio, ma sarebbe molto riduttivo trattarlo così in poche parole.

Per i nostri allievi è importante Strasberg, nel segmento riguardante le Emozioni Primarie, quelle riconoscibili tra tutti i popoli del mondo: la gioia, la rabbia, la tristezza, la paura, il disgusto, il disprezzo. Sono emozioni universali, provate da tutti, anche dai Popoli dell’Amazzonia, per intenderci. Chi fa Cinema lavora principalmente sugli stati emotivi, sulla temperatura emotiva che la macchina da presa inquadra in un primo piano.»

Come ti sei ritrovato qui alla Scuola Cinematografica della Calabria?

«Sono qui proprio per cercare di “condividere” con questi allievi l’insegnamento della recitazione cinematografica. Il mio percorso nasce dal Teatro, mi sono diplomato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, la “Silvio D’Amico”, frequentata da mostri sacri come Gassman e Manfredi, ma anche da Margherita Buy, Sergio Rubini, Luigi Lo Cascio e, ultimamente, anche da Lino Guanciale.

Poi mi sono specializzato al Centro Sperimentale di Cinematografia, lavorando con Mario Monicelli, il papà della Commedia all’italiana, interpretando il ruolo del protagonista nel suo ultimo corto. Ho una amicizia trentennale con Lele Nucera, ma sono legato alla Calabria per esser venuto sempre qui a trascorrere le vacanze estive, anche senza avere qui i parenti.

Con Lele ci siamo ritrovati su alcuni set, ci siamo aiutati a vicenda nel nostro percorso: era il 2003 e lo portai con me per un’opera prima girata in Sila, “Riturnella” di Francesca Garcea, con le musiche del “Parto delle Nuvole Pesanti”. Ora sono con piacere in questo “avamposto culturale”, questo “faro di bellezza” che Lele ha creato nella sua città, che può racchiudere l’intera Locride, ed è un fuoco che deve ardere eternamente perché solo l’ARTE riesce a toccare alcune corde umane e evolverle.

Siamo al Sud, ancor più di me che sono campano, e quindi il mio augurio sincero a tutti voi, perché possano fiorire “semi di bellezza” da questa realtà. Lele è un professionista, lavora nel cinema e crea ponti e connessioni per tutti questi ragazzi validi che studiano. Inoltre affiancano Lele persone molto competenti come Bernardo Migliaccio Spina, Vincenzo Muià, Vincenzo Caricari e tanti altri e il mio augurio è che si cresca come collettività, per dare quel contributo artistico che eleva l’essere umano. Ve lo auguro di tutto cuore perché siete in una terra bellissima, dimenticata dallo stato, ma che conserva sempre quei valori umani che oggi è difficile trovare e riconoscere.»

Vorrei chiederti, riguardo al tuo bagaglio di formazione e ai tuoi Maestri, tra i moltissimi che hai avuto, chi ti ha “dato” di più? Chi ha inciso di più nel tuo DNA artistico?

«Mario Monicelli! E ti voglio raccontare un aneddoto. Mario, il signor Monicelli, confesso che non sapevo come chiamarlo: avevo 27 anni e davanti a me c’era colui che aveva diretto Totò, Manfredi, Gassman, e capisci il mio imbarazzo. Lui mi diceva sempre “Vai avanti Andrea”, sempre molto tranquillo, dolce e pacato. Accadevano però delle incomprensioni coi miei compagni, i quali provenivano dal Centro Sperimentale e pensavano di aver maggiori potenzialità di me che venivo dall’Accademia e non avevo frequentato il Centro.

Monicelli mi aveva scelto comunque e gli attriti e le tensioni con gli altri erano ben visibili. Allora un bel giorno, proprio scoraggiato, lo chiamai per manifestargli il problema: “Signor Monicelli, come devo comportarmi? I miei colleghi non mi danno bene le battute!”. Era una commedia e ovviamente se sul set non si creava l’alchimia giusta, il risultato non poteva essere positivo. Lui che in condizioni normali era dolcissimo, in modo burbero, arrabbiato e anche manesco, li convocò, li redarguì e per coloro che “sapeva” non erano in sintonia… ci scappò anche uno scappellotto!

Però ho un gran ricordo “formativo” anche di Mario Martone, un nome che ritorna sempre, di Pupi Avati e anche di Lucio Gaudino, un autore di nicchia, con una grande sensibilità e un occhio lucido sul “cinema autoriale”.»

Tornando alla tua attività, come Fondatore di “Casa Teatro” proprio a casa tua, quale la responsabilità e la consapevolezza nel “dare”: verbo transitivo che indica un passaggio da un individuo all’altro. Dare alle nuove generazioni il proprio sapere, la propria esperienza e magari, visto che Calabria e Campania sono simili, togliere i ragazzi dalla strada?

«Guarda sul toglierli dalla strada non siamo a questi livelli perché Cava de’ Tirreni non è Napoli. C’è però il desiderio di passare dei messaggi, degli insegnamenti come quelli delle favole. Il teatro ha questa grandissima forza di impatto sociale e nella mia città c’è la voglia di crescere culturalmente, di non appoggiarsi su stereotipi, canoni, cliché, etichette. Io che amo il mio luogo di nascita, come credo tutti, ho il bisogno di fare questo percorso, quasi come un giovane novizio che entri in seminario, una missione, un percorso di Arte. La mia è una scelta radicata e profonda, nonostante i sacrifici di questo momento che, ti assicuro, sono tantissimi.

Il desiderio di portare avanti questa scelta mi unisce profondamente al percorso che Lele ha intrapreso qui, lui che, con animo sensibile, comprende la valenza ed il significato di questo, secondo il linguaggio cinematografico.

Ci unisce davvero questo desiderio di “dare, dare, dare”, il verbo esatto, di cui tu parlavi prima.

Quando lo fai con amore, non c’è l’attesa di un risultato, di una risposta nel ricevere. Tu ieri hai visto la risposta di quei ragazzini che giocavano semplicemente?»

Un gioco.

«Assolutamente si, un grande gioco che è anche una palestra di vita!

Se le persone attraverso l’insegnamento di questo “gioco” della recitazione, comprendono di acquistare maggiore consapevolezza dal punto di vista fisico, ma anche emotivo, su come gestire le proprie ansie e le proprie emozioni, è una grande formazione completa. Non solo allenamento del fisico ma dell’anima!”

Ti farei un miliardo e mezzo di domande, ma non ne abbiamo il tempo, di sicuro non ti faccio la solita del giornalista medio, “Programmi per il futuro?”, perché vorrei fartela dopo che tale meta sarà raggiunta, questo è il mio augurio per te.

Consentimi però di toccare l’argomento Tv, la tua carriera è ricca anche di quella, oltre al Teatro e al Cinema, avendo fatto numerosissime fiction. Come ultima domanda, ti chiedo se sia possibile oggi fare Tv senza “ricorrere” alle risse? Ogni sera, su ogni rete, serve una rissa per fare audience! Utopia pensare magari a un prodotto televisivo dove regni il teatro, magari un format originale con cinema e teatro insieme?

«Sarebbe bellissimo un programma del genere, ma non soltanto con cinema e teatro. Non è un’utopia! Ma è chiaro sia difficile. Oggi i messaggi che passano in Tv sono molto “vuoti” purtroppo. In televisione i programmi più interessanti vanno in onda alle 5 del mattino o alle 2 di notte, purtroppo. Resta sempre un grande mezzo di comunicazione ma oggi, per fortuna, viene sostituito da internet, dove cerchi e trovi tutto ciò che desideri. Io per esempio sono un appassionato dell’antica Grecia e su internet abbiamo una grande risorsa dove documentarsi in qualsiasi momento.»

Ringrazio ancora Andrea Adinolfi per la sua disponibilità e lo lascio alla prossima lezione con gli allievi della Scuola che lo attendono con grande trepidazione. Noto come lui lasci a tutti gli allievi, giovani o meno, un senso di “benessere” dopo aver assistito alle sue lezioni.

Gli auguro davvero le migliori fortune artistiche e professionali. Mi ha lasciato un segno tangibile di grande competenza e, “a pelle”, anche una sensazione di piacevole tranquillità. Spesso abbiamo di fronte personaggi “arrivati”, dall’alto della loro posizione, pensano solo a creare barriere e a tenerti a distanza.

Non è certo questo il caso di Andrea…

Un Uomo, prima che un Artista, uno che ha fatto la sua scelta di vita.

Ha scelto di “dare”, con la consapevolezza che solo Arte e Cultura elevano lo spirito.

Un artista “a tutto tondo” che ha scelto di “condividere” la sua grande esperienza…


La Scuola Cinematografica della Calabria ti attende in via Fiume 66 a Siderno.

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Carletto Romeo
Presentatore radiofonico e televisivo, attore tv, cinema, teatro. Blogger e webmaster "autodidatta". Scrittore... da sempre! Ma non l'ha mai detto "pubblicamente" a nessuno! E... Mi raccomando! Anche tu che stai leggendo, non lo fare!

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